Il piano di zona

progettazione-partecipata

Il Piano di zona in un primo momento può sembrare uno strumento difficile da capire, ma si tratta di uno degli strumenti più belli che gli Assistenti Sociali hanno disposizione al fine di partecipare alla progettazione sociale nell’ambito territoriale di competenza!

Questo strumento viene introdotto dall’articolo 19 della L. 328/2000 e rientra le riforme più riuscite della legge quadro poiché, secondo i dati, nel 2010, quasi tutte le Regioni italiane avevano adottato un piano sociale di zona.

L’introduzione del PDZ apporta cambiamenti importanti nella programmazione delle politiche sociali:

  • aumentano i costruttori delle politiche sociali, si passa da un sistema di governement a quello di governance¹; 
  • si programma in modo congiunto con l’ASL;
  • si programma a livello locale, nell’ambito territoriale di competenza.

Il PDZ è uno strumento di programmazione territoriale concertata e partecipata. Gli attori coinvolti in questo processo di progettazione sono molteplici: il Comune, le ASL, la provincia, il Terzo settore, gli enti gestori dei servizi sociali, i soggetti espressione dell’associazionismo, i cittadini che intendono contribuire al processo di elaborazione del piano, le istituzioni scolastiche e della formazione, le amministrazioni giudiziarie. Con il PDZ il Comune, con la partecipazione di tutti questi soggetti, disegna il sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali nell’ambito territoriale di competenza². Il piano di zona viene adottato attraverso uno specifico strumento giuridico: l’accordo di programma, con il quale i soggetti coinvolti si assumono la responsabilità di realizzare quanto è stato concordato insieme.

La programmazione del Piano sociale di zona dovrebbe essere compatibile con il programma delle attività territoriali (D. lgs. 229/99) dell’ASL.

Nel processo di elaborazione del Piano possiamo distinguere:

  • gli organi politici: essi svolgono un ruolo di “regia”, decidono di avviare la procedura di adozione del PDZ, invitano i soggetti a partecipare alla progettazione e convocano i tavoli tematici.
  • il ruolo dei tecnici: operatori del sociale, esperti, testimoni privilegiati, che si riuniscono per effettuare un’analisi dei bisogni della popolazione, raccogliere informazioni sulle specificità della popolazione residente e sui servizi già presenti sul territorio. I tecnici normalmente si riuniscono in tavoli tematici suddivisi per aree: minori, anziani, adulti, disabilità.
  • ufficio di piano: si tratta di un organismo tecnico-gestionale che opera in forte connessione sia con gli organi politici che con i tavoli tecnici per garantire il buon andamento del processo di elaborazione del Piano.

-I contenuti del piano di zona: esso deve individuare gli obiettivi, le priorità e gli strumenti con cui realizzare il sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali; deve definire le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e professionali a disposizione, nonché i requisiti di qualità; deve inoltre individuare le forme di concertazione con l’ASl; Ulteriori contenuti sono descritti alle lettere a-b-c-d-e-f-g comma 1 dell’articolo 19 L. 328/2000.

-Le finalità del Piano di Zona: esse sono definite nelle lettere a-b-c-d comma 2 dell’articolo 19 L. 328/2000.

Qual è il contributo che l’assistente Sociale può fornire al Piano di Zona? La partecipazione dell’Assistente Sociale ai tavoli tecnici è fondamentale per la conoscenza di cui dispone rispetto ai bisogni della popolazione, ai problemi emergenti e alle risorse presenti sul territorio; per il tipo di conoscenza e di ottica con cui guardare ai problemi di questa figura professionale. L’assistente Sociale è inoltre essenziale per promuovere il punto di vista dei cittadini rispetto ai bisogni e ai servizi. E’ colui che meglio di altri, per le sue capacità relazionali, può collegare tra loro i diversi soggetti nella processo di progettazione partecipata.

Il lavoro di programmazione partecipata è tutt’altro che semplice: la velocità di approvazione del piano dipenderà, infatti, dalla compatibilità/incompatibilità tra le proposte del tavolo dei tecnici e le scelte degli organi politici. L’obiettivo di questo tipo di programmazione è la partecipazione, la concertazione: obiettivo che però è ambizioso e difficile per le prevaricazioni, le ostilità e le difficoltà che possono nascere tra i diversi partecipanti. Un confronto tra assistenti sociali e soggetti del terzo settore può far sorgere difficoltà per le diverse priorità che queste figure possono avere rispetto ai bisogni e alle motivazioni. I disaccordi possono nascere anche tra figure professionali diverse o tra tecnici appartenenti a differenti organizzazioni.

Riferimenti normativi e approfondimenti:

  • Nuovo dizionario di Servizio Sociale;
  • L’assistente Sociale, Passera-Borromei;
  • Linee Guida e procedure di Servizio Sociale;
  • I servizi socio-assistenziali. Sistema integrato di interventi e servizi; Maggian
  • I piani di zona di Franco Verno’;

Note:

¹Si passa cioè da un sistema di governo piramidale, in capo all’ente pubblico, ad uno in cui alla progettazione e implementazione partecipano più soggetti appartenenti al privato sociale a alla società civile che si influenzano reciprocamente.

²Secondo l’articolo 8 della L. 328/2000 l’ambito territoriale di competenza di norma coincide con i distretti sanitari già operanti.

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