Esempio di risoluzione di un caso esame di stato assistente sociale albo B(parte prima)

In questo Post vorrei riportare un esempio di risoluzione di un caso che mi era stato proposto durante un corso di preparazione all’Esame di Stato organizzato dall’Ordine degli Assistenti Sociale della Regione Piemonte. La risoluzione del caso è stata elaborata dai candidati partecipanti al corso con la collaborazione e l’aiuto prezioso di due Assistenti Sociali professionisti. Buona lettura!

TRACCIA: 

Il sindaco di un piccolo comune viene contattato da un gruppo di cittadini i quali segnalano di sentire continue urla, contenenti frasi ingiuriose, provenienti da un’abitazione del centro storico, nella quale vive una signora di sessant’anni che assiste la sorella, affetta da sindrome di down di c.ca cinquant’anni. Il vicinato sostiene che la signora inveisce e maltratta la disabile convivente. Il sindaco incarica l’assistente sociale di verificare la situazione.

Il candidato individui:

  • procedimento metodologico;
  • elementi prioritari da prendere in considerazione
  • ipotesi di progetto

Prima di passare allo svolgimento vorrei fare alcune premesse che ritengo importanti:

  • come ho già scritto in un altro Post credo che in nessuna sede si aspettino che conosciate tutti i servizi e le prestazioni possibili attivabili in ogni Settore d’intervento;
  • ciò che è invece fondamentale conoscere è il procedimento metodologico;
  • è importante distinguere bene le fasi del procedimento nell’intervento d’aiuto;
  • non dimenticate MAI che in quanto Assistenti Sociali non siamo erogatori di prestazioni, non siamo burocrati, ma professionisti dell’aiuto: la dimensione relazionale è essenziale;
  • l’Assistente Sociale non è mai da solo in un servizio ma collabora con altre figure professionali;
  • molte risposte provengono dall’ambiente della persona.

SVOLGIMENTO:

Si tratta di una situazione in cui la segnalazione arriva al Servizio Sociale da parte dell’amministratore locale.

Ci troviamo all’interno di un Servizio Sociale di base, l’assistente Sociale contattata dal Sindaco è quella che lavora presso il Comune.

E’ fondamentale che l’Assistente S. entri in contatto con il Sindaco per comprendere meglio la situazione.

Se ci fosse stata una segnalazione diretta dal vicinato ai servizi sociali si poteva approfondire la situazione con i vicini segnalanti.

Fase di Contatto:

L’assistente sociale per verificare la situazione e attivare un eventuale processo di aiuto deve entrare in contatto con la persona disabile. Per farlo potrà: a) telefonare alla donna potenzialmente maltrattante spiegandole il motivo della chiamata e chiedendole di presentarsi al servizio; b) inviare alla stessa una convocazione scritta. La convocazione scritta genera di norma più timore in chi la riceve, mentre la telefonata consente maggiore vicinanza tra l’Assistente Sociale e la persona che può pertanto sentirsi meno “minacciata”. Le convocazioni scritte potranno essere massimo tre: se dopo la terza la persona non si è ancora presentata ai servizi, bisognerà fare una segnalazione all’Autorità Giudiziaria. In questo specifico caso si tratterebbe di segnalare alla Procura ordinaria fasce deboli.

Ipotizziamo che a seguito della segnalazione la sorella “maltrattante” si presenti a colloquio:

  • a) se durante il colloquio l’assistente sociale rileva una situazione di maltrattamento grave/reato—> sarà necessario fare una segnalazione all’Autorità Giudiziaria; (art. 14 Codice Deontologico e Obbligo di denuncia del reato art. 331 c.p.p.)
  • b) in caso contrario si passa alla fase di valutazione, assessment.
Fase di Assessment

In questa fase è necessaria raccogliere dati per valutare:

  • la gravità della situazione;
  • i bisogni della persona;
  • l’esistenza di reti di supporto formali e informali;
  • eventuali servizi già attivi;

In fase di valutazione, trattandosi di persona disabile, l’ Assistente Sociale potrebbe in primo luogo effettuare una visita domiciliare al fine di osservare: l’ambiente, la casa, il quartiere. La visita domiciliare permetterà inoltre di sostenere un colloquio con la diretta interessata e di comprendere se la donna ritenga di aver bisogno di aiuto oppure no, nonché l’eventuale esistenza di conflitti tra il punto di vista del caregiver e quello della persona disabile. L’assistente sociale dovrà esplicitare il suo ruolo di sostegno e controllo.

Se l’assistente sociale ritiene necessario attivare un intervento d’aiuto e vi è il consenso dell’interessata in accordo anche con il caregiver, l’elaborazione del progetto richiederà una valutazione multidimensionale: le situazioni di disabilità, infatti, comprendono problematiche sia di tipo sociale che sanitario e vanno valutate da un’équipe di professionisti.

L’assistente sociale si occuperà principalmente di valutare la dimensione sociale e potrà eventualmente contribuire alla valutazione di quella funzionale. Nella sua valutazione l’assistente sociale dovrà verificare la presenza di eventuali barriere architettoniche, l’esistenza e l’accessibilità dei servizi nella zona di residenza del nucleo, il sostegno di cui gode la persona, la rete di relazioni in cui è inserita, le prestazioni e i servizi già attivi e la situazione economica. Dovrà inoltre considerare e comprendere come l’utente e il caregiver percepiscono la situazione, il loro punto di vista rispetto alla difficoltà e ciò che ritengono potrebbe essere loro di aiuto.

La scheda di valutazione multidimensionale compilata a seguito dei colloqui con le donne e delle visite domiciliari, permetterà di comprendere la situazione e di definire un progetto di aiuto personalizzato.

A breve, in un Post successivo, pubblicherò la fase progettuale e conclusiva di questo esempio di risoluzione di un caso.

Se vorrete potrete utilizzare i commenti qui sotto, o sulla pagina Facebook collegata al Blog per confrontarvi/confrontarci sui dubbi, o per dire cosa aggiungereste. 

Buono studio a tutti!

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One thought on “Esempio di risoluzione di un caso esame di stato assistente sociale albo B(parte prima)

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