Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale (parte 2)

Questo post segue a “Il codice deontologico (parte prima)”.  

Il Titolo III del Codice Deontologico è dedicato alla responsabilità dell’Assistente Sociale nei confronti della Persona Utente.

In questo post voglio soffermarmi su: riservatezza e segreto professionale, argomenti a cui è dedicato il CAPO III del titolo.

La riservatezza è un atteggiamento professionale dell’Assistente Sociale che è alla base del rapporto fiduciario con la persona, ma è anche un diritto di quest’ultima e un dovere del professionista, secondo il Codice Deontologico art. 23, la cui inosservanza può essere sanzionata dall’Ordine degli assistenti sociali. La Legge n. 119/2001 ha riconosciuto inoltre un fondamento giuridico alla riservatezza, stabilendo l’obbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali iscritti all’albo rispetto a quanto hanno conosciuto in ragione della loro professione sia in qualità di dipendenti che di liberi professionisti¹. A seguito dell’emanazione di questa legge, la rivelazione di un segreto professionale da parte del professionista assistente sociale, può essere sanzionata anche giuridicamente, in quanto l’inosservanza della legge integra il reato previsto dal codice penale all’art. 622: rivelazione di segreto professionale. Costituisce reato di rivelazione di segreto professionale la divulgazione di un segreto (notizia che non tutti conoscono) di cui si viene a conoscenza in ragione del proprio ufficio, della propria professione o arte. Il reato, perseguibile a querela di parte, sussiste se dalla rivelazione del segreto ne deriva o ne può derivare un danno alla persona e se non vi è giusta causa.

Il segreto professionale differisce dal segreto d’ufficio, la cui rivelazione/utilizzazione è sanzionabile in base all’art. 326 c.p. Il segreto d’ufficio è però rivolto prevalente alla tutela dell’amministrazione pubblica al fine di evitare che vengano divulgate all’esterno informazioni riservate .

L’art. 28 del codice deontologico individua alcune deroghe all’obbligo del segreto professionale:

  • rischio di grave danno allo stesso utente o cliente o a terzi, in particolare minori, incapaci o persone impedite a causa delle condizioni fisiche, psichiche o ambientali;
  • richiesta scritta e motivata dei legali rappresentanti del minore o dell´incapace nell´esclusivo interesse degli stessi;
  • autorizzazione dell´interessato o degli interessati o dei loro legali rappresentanti resi edotti delle conseguenze della rivelazione;
  • rischio grave per l´incolumità dell´assistente sociale².

L’obbligo al segreto professionale, a cui è tenuto il professionista assistente sociale, può entrare in conflitto con l’obbligo di denuncia di reati perseguibili d’ufficio, a cui sono tenuti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio (articolo 331 c.p.p). Di conseguenza, se l’assistente sociale, che esercita in quanto pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, viene a conoscenza di un segreto, che però costituisce un reato, è tenuto a rivelarlo per non incorrere nelle sanzioni penali previste agli articoli 361 e 362 del c.p. (rispettivamente omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale/di incaricato di pubblico servizio). Un’eccezione è prevista per l’assistente sociale che lavora presso comunità terapeutiche socio-riabilitative. In questo caso il professionista che viene a conoscenza di un reato commesso dalla persona tossicodipendente sottoposta a programma terapeutico, non è obbligato a rivelarlo. Il fine di questa eccezione è evitare che la persona tossicodipendente non chieda di aiuto dell’operatore per timore di essere denunciato per un qualche reato (le persone tossicodipendenti possono trovarsi spesso in situazioni che integrano reati, quali quello di spaccio).

L’art. 27 del codice deontologico delinea la possibilità per l’Assistente Sociale di astenersi dall’obbligo di rendere testimonianza di fronte all’autorità giudiziaria, obbligo a cui possono essere chiamati tutti i cittadini. La facoltà di astenersi è lasciata alla valutazione discrezionale dall’Assistente Sociale, salvo i casi in cui il giudice ritenga che sussistano i motivi che obbligano il professionista a rendere testimonianza. In quest’ultimo caso, se l’assistente sociale continua a rifiutarsi di testimoniare, incorre in reato per rifiuto di uffici legalmente dovuti (art. 366 c.p.)

L’articolo 25 del codice deontologico afferma che l’assistente sociale è tenuto a tutelare la riservatezza anche nel caso si tratti di ex utenti, mentre il 32 sottolinea che la sospensione dall’albo non esime il professionista dall’obbligo alla riservatezza e del segreto professionale.

La riservatezza degli utenti va tutelata anche nei rapporti con la stampa e altri mezzi di diffusione ( Art. 31). In tutte le situazioni di lavoro d’équipe, di rapporti con colleghi e altri professionisti, l’assistente sociale è tenuto a valutare accuratamente le informazioni che rivela, considerandone pertinenza e indispensabilità rispetto alla finalità.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti:

  • Linee guida e procedure di servizio sociale, M. L. Raineri;
  • L’assistente Sociale, ed. Simone;
  • Nuovo dizionario di Servizio Sociale;
  • L’assistente sociale, Bartolomei- Passera;
  • Assistente Sociale Domani, M. L. Raineri;
  • Introduzione al servizio sociale, Pieroni-Ponticelli

Note:

¹Art. 1 Legge n. 119/2001

²Art. 28 Codice deontologico dell’Assistente Sociale

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5 thoughts on “Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale (parte 2)

  1. Ciao , se come traccia mi dovesse uscire di parlare della responsabilità dell` assistente sociale nei confronti degli utenti , come potrei impostare il tema ?

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    1. Ciao Francy!
      Io credo che inizierei dicendo che le resp. dell’ass. sociale si individuano al titolo III del C.D.
      Proseguirei elaborando i diversi capi del titolo ( diritti degli utenti e dei clienti- regole generali di comportamento- riservatezza e segreto professionale) soffermandomi sugli articoli che ritengo essere fondamentali. Per il capo I potrebbe ad esempio essere: il dovere di informazione (art. 12), il dovere di agevolazione dell’accesso agli atti, la promozione dell’autodeterminazione e dell’autonomia della persona, la salvaguardia delle persone incapaci (art. 14). Potrebbe starci anche una breve introduzione sul fatto che peculiarità della professione è essere inseriti in molteplici relazioni e avere pertanto diverse responsabilità verso l’utente, verso l’organizzazione, verso la comunità, verso colleghi e altri professionisti. Introduzione breve che non risulti fuori tema però.

      Spero di averti aiutata un po’, se hai altri dubbi non esitare a chiedere!

      Invito tutti a usare questi commenti come spazio per confrontarsi, se avete altre idee non esitate a scriverle!
      ciao! 🙂

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