Il codice deontologico dell’assistente sociale (parte terza)

Proseguiamo con il codice deontologico dell’assistente sociale. Di seguito inserisco i link a Codice deontologico (parte prima) e codice deontologico (parte seconda).

Un articolo importante del titolo III del codice deontologico è il ventesimo:

“L´assistente sociale, investito di funzioni di tutela e di controllo dalla magistratura o in adempimento di norme in vigore, deve informare i soggetti nei confronti dei quali tali funzioni devono essere espletate delle implicazioni derivanti da questa specifica attività” 

Il ruolo di controllo si esplica, insieme a quello di tutela, durante tutto l’intervento dell’assistente sociale. Vi sono, però, alcune specifiche situazioni in cui il professionista è investito da un mandato di controllo da parte dell’autorità giudiziaria. Questo avviene principalmente:

  • nell’ambito della tutela minorile, quando il professionista può essere incaricato di effettuare un’indagine psicosociale, o di verificare l’attuazione dei provvedimenti stabiliti dal giudice nell’interesse del minore;
  • nell’ambito penale minorile, dove l’assistente sociale dell’USSM svolge attività di sostegno e controllo nei confronti dei minori sottoposti a procedimento penale;
  • nell’ambito della tossicodipendenza e alcoldipendenza;
  • nell’ambito penitenziario, in cui il professionista assistente sociale svolge attività di sostegno e controllo nei confronti di coloro che vengono ammessi a misure alternative alla detenzione e inchieste sociali per l’attivazione, la proroga o la revoca delle misure di sicurezza.

In tutte queste situazioni la relazione che nasce con la persona è spesso forzata in quanto nasce per obbligo definito dall’autorità giudiziaria. E’ pertanto fondamentale, come afferma il C.D., che il professionista espliciti chiaramente alla persona i propri ruoli e le proprie funzioni, per evitare che l’utente si senta tradito nel momento in cui l’assistente sociale dovrà riportare all’autorità giudiziaria l’andamento del progetto di aiuto. Chiarire alla persona il proprio ruolo di sostegno e controllo è fondamentale per instaurare un rapporto basato sulla fiducia anche in queste situazioni. L’utente deve essere a conoscenza di come verranno utilizzate le informazioni e dei soggetti a cui verranno riferite, nonché delle situazioni che dovranno essere riportate all’autorità giudiziaria.

Un altro articolo molto importante del codice deontologico è il tredicesimo. Quest’articolo riguarda l’accesso degli utenti alla documentazione. L’articolo 13 individua per l’assistente sociale un dovere specifico di agevolazione dell’accesso agli atti per l’utente:

“L´assistente sociale, nel rispetto della normativa vigente e nell´ambito della propria attività professionale, deve agevolare gli utenti ed i clienti, o i loro legali rappresentanti, nell’accesso alla documentazione che li riguarda, avendo cura che vengano protette le informazioni di terzi contenute nella stessa e quelle che potrebbero essere di danno agli stessi utenti o clienti”

Il diritto di accesso agli atti è disciplinato dalla L. 241/1990 e successive modificazioni. La finalità della legge è quella di consentire ai soggetti privati la possibilità di accedere agli atti della pubblica amministrazione garantendo così la trasparenza dell’attività amministrativa e la verifica della correttezza dell’operato dei soggetti pubblici. Il diritto di accesso ai documenti amministrativi può essere esercitato, seppur con alcuni limiti, da tutti i soggetti privati “che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale e’ chiesto l’accesso”¹. Per accesso al documento amministrativo si intende la possibilità di prendere visione dello stesso o di richiederne una copia. Il diritto di accesso, con i limiti individuati dalla legge, può essere esercitato su tutta la documentazione dell’assistente sociale che lavora nel pubblico settore. Ciò significa che è possibile richiedere l’accesso alla cartella sociale della persona.

Il diritto all’accesso agli atti della pubblica amministrazione va però conciliato con il diritto alla riservatezza. La regola generale prevede che si cerchi di consentire l’accesso all’interessato senza violare la riservatezza dei dati contenuti nel documento. Nelle situazioni in cui ciò non sia possibile, e l’accesso agli atti amministrativi è necessario per la difesa dei propri interessi giuridici, viene, di norma, data prevalenza al diritto di accesso.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Documentazione e servizio sociale, L. Bini;
  • L’assistente sociale, ed. Simone;
  • Legge 241/1990 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”
  • Linee guida e procedure di servizio sociale;
  • Assistente Sociale Domani, vol. 1
  • Le responsabilità professionali dell’assistente sociale, Filippini- Bianchi

Note:

¹Legge 241/1990 art. 22 comma 1b

Buono studio a tutti!!

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