Esempio di svolgimento SECONDA PROVA SCRITTA esame di stato Assistente Sociale

In questo post presento un esempio di svolgimento di una traccia di seconda prova che mi hanno proposto durante il corso di preparazione all’esame di stato organizzato dall’Ordine degli Assistenti Sociali piemontese. La traccia è stata svolta da me.

“La normativa vigente nazionale e regionale sui servizi sociali e socio – sanitari fa
riferimento al lavoro di rete fra servizi ed organizzazioni; al tempo stesso il lavoro di rete
è una metodologia del servizio sociale. Il candidato analizzi questa doppia dimensione.”

SVOLGIMENTO

L’attuale sistema di welfare mix, sorto a seguito delle difficoltà riscontrate dal modello del welfare state, prevede l’integrazione tra una pluralità di attori, pubblici, privati, del terzo e del quarto settore, che devono cooperare e partecipare per la realizzazione del benessere.

La necessità di una partnership tra risorse formali, informali, pubbliche e private sorge dalla constatata impossibilità per il soggetto pubblico di fornire risposte adeguate ad ogni problema del singolo, del gruppo e della comunità. A rendere possibile la cooperazione tra questi differenti attori, finalizzata alla realizzazione del benessere, è l’inserimento nella Carta Costituzionale del principio di sussidiarietà.

Il principio di sussidiarietà, art. 118 Cost., presenta una duplice accezione:

  •  verticale; secondo la quale le funzioni amministrative sono di competenza dell’ente più vicino ai cittadini che meglio può comprendere i bisogni del territorio, prevedendo che gli enti di grado sovraordinato intervengano solo in caso di manifesta incapacità dell’ente subordinato.
  • orizzontale; quest’accezione del principio fa invece riferimento ai rapporti tra i soggetti pubblici e la società civile, riconoscendo l’importanza di una maggiore autonomia dei cittadini e della comunità che devono collaborare alla costruzione della rete dei servizi.

L’integrazione è pertanto uno dei concetti fondamentali del nuovo modello di assistenza.

Oltre all’integrazione tra attori pubblici, privati, del terzo e del quarto settore, la normativa nazionale, “Legge quadro per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali” 328/2000, richiama alla necessità di un’integrazione tra il sociale e il sanitario, nonché tra gli interventi sociali e quelli relativi all’istruzione, al lavoro e alla formazione.

La legge quadro 328/2000 richiama all’integrazione tra servizi e organizzazioni sia a livello operativo che di programmazione degli interventi e dei servizi sociali. Gli attori sopra citati sono chiamati alla ricerca e alla costruzione di sinergie per il perseguimento del benessere e il superamento delle situazioni di disagio delle persone, dei gruppi e delle comunità.

Al fine di perseguire questi obiettivi la legge 328/2000 predispone specifici strumenti tra cui il piano di zona.  Quest’ultimo è lo strumento con cui si disegna il sistema locale degli interventi e dei servizi attraverso la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti nella progettazione: pubblici, privati, del terzo e del quarto settore. Nella costruzione del piano di zona l’assistente sociale riveste un ruolo fondamentale finalizzato a promuovere i punti di vista dei cittadini all’interno dei tavoli di concertazione e all’apporto di informazioni sui bisogni emergenti e le risorse esistenti.

Anche le legge regionale piemontese 1/2004 di recepimento della legge quadro nazionale si orienta alla promozione della ricerca e della costruzione di sinergie per il superamento delle situazioni di disagio della persona, del gruppo e della comunità. A tal proposito, con lo specifico obiettivo dell’integrazione tra sociale e sanitario, predispone specifici strumenti quali le unità valutative multidimensionali (UVM) all’interno delle quali équipe di professionisti integrano le loro competenze per la valutazione del disagio e la rimozione o riduzione dello stesso.

La volontà di promuovere una piena integrazione tra servizi, organizzazioni e professionisti deriva dalla sempre maggiore complessità dei bisogni delle persone e dalla nuova idea di salute che si riferisce a uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. L’integrazione consente di ricomporre i diversi bisogni della persona, nonché una presa in carico integrata della stessa e un percorso di aiuto in cui l’utente non sia soggetto a continui trasferimenti e passaggi tra servizi.

Per la realizzazione di una piena integrazione tra servizi e organizzazioni è necessario che anche l’accesso al sistema dei servizi e degli interventi sia unitario. A tal proposito la normativa, con specifico riferimento al piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003, richiede che venga realizzata una porta unica d’accesso (PUA) ai servizi dove professionisti competenti forniscono adeguate e corrette informazioni ai cittadini su diritti, prestazioni e modalità di accesso ai servizi.

Il lavoro di rete, nello stesso tempo, è una metodologia del servizio sociale richiamata anche dal codice deontologico della professione agli articoli 35 e 38.

L’importanza del lavoro di rete per l’assistente sociale nasce dal rispetto di uno dei valori fondanti della professione relativo alla considerazione della globalità della persona. Considerare la persona nella sua globalità significa considerare il bisogno che ci presenta in tutte le sue differenti sfaccettature.

Operare attraverso lavoro di rete è fondamentale per rispondere adeguatamente a bisogni sempre più complessi che, per trovare soddisfacimento, richiedono l’apporto e le competenze di vari professionisti e risorse.

Nel servizio sociale si distingue tra lavoro di rete, con riferimento all’azione di guida dell’assistente sociale rispetto all’attivazione di nuove reti e al sostegno di quelle esistenti, e lavoro in rete, dove si fa riferimento all’integrazione, al coordinamento tra professionisti per il soddisfacimento del bisogno, in cui ogni professionista mantiene il proprio ruolo pur nel coordinamento degli interventi e nella messa in comune delle competenze.

Nel fare lavoro di rete l’assistente sociale esplora le reti della persona. Possiamo distinguere:

  • le reti primarie, con riferimento alle relazioni più intime, reti in cui l’utente conosce tutti i membri;
  • le reti secondarie informali, dove rientrano tutti i gruppi e le associazioni con cui l’utente è in contatto;
  • le reti secondarie formali riferite invece ai servizi e alle organizzazioni con cui la persona è già in contatto.

Dopo un’esplorazione delle reti l’obiettivo dell’assistente sociale consiste nella mobilitazione delle stesse, operando per sostenere quelle già attive e per promuoverne di nuove.

La relazione d’aiuto professionale nel servizio sociale, infatti, è una relazione attivante: l’obiettivo è lo sviluppo di altre relazioni che possano sostenere la persona evitando una dipendenza dal servizio.

Nell’attuale modello di welfare, che incentiva sempre più alla collaborazione e all’integrazione tra professionisti, tra il settore sociale e sanitario e tra le istituzioni pubbliche, private, del terzo e del quarto settore, l’assistente sociale può muoversi con un proprio modo di operare che è quello del lavoro di rete, di fare rete, al quale è richiamato, oltre che dall’attuale normativa nazionale e regionale, anche dal codice deontologico della professione.

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