Il terzo settore

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Le organizzazioni appartenenti al terzo settore (definite anche enti di privato sociale/non profit), sono enti di natura privata, espressione della società civile, che producono beni e servizi di interesse collettivo senza scopo di lucro e con motivazione solidaristica.
Il primo riconoscimento del ruolo svolto da queste organizzazioni proviene dalla Costituzione italiana che all’articolo 38 comma 5 afferma che “L’assistenza privata è libera”. 

Il terzo settore comprende diversi tipi di organizzazioni:

  • le ONLUS; secondo il dettame del D. Lgs 460/1997 le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale svolgono attività con finalità di solidarietà sociale in specifici settori e godono di agevolazioni fiscali.
  • le organizzazioni di volontariato; riconosciute dalla L. 266/1991 si tratta si organizzazioni che si avvalgono prevalentemente dell’attività personale, spontanea e gratuita dei propri membri.
  • le associazioni di promozione sociale; queste sono regolamentate dalla L. 383/2000. Si tratta di associazioni che svolgono attività di utilità sociale senza scopo di lucro.
  • le cooperative sociali; regolamentate dalla L. 381/1991 si dividono in cooperative sociali di tipo A, che si occupano della gestione di servizi sociali, sanitari ed educativi, e cooperative sociali si tipo B il cui scopo è l’integrazione di persone svantaggiate con modalità non assistenziali.
  • le fondazioni;
  • le imprese sociali;
  • i patronati;
  • le Organizzazioni Non Governative (ONG);

La legge quadro 328/2000 ha riconosciuto un ruolo fondamentale alle organizzazioni appartenenti al terzo settore. Con l’ingresso del terzo settore nel sistema di programmazione, organizzazione e offerta di interventi e servizi sociali e l’introduzione del principio di sussidiarietà soprattutto nella sua accezione orizzontale, si assiste a un cambiamento nel sistema di welfare: da un sistema di welfare state si passa ad un sistema di welfare mix e di welfare society.

Di seguito elenco i principali articoli della legge 328/2000 che delineano il nuovo ruolo attribuito ai soggetti del privato sociale.

Art. 1 comma 4

Gli enti locali, le regioni e lo stato riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato […] nella programmazione, nella organizzazione e nella gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”

Quest’articolo individua il nuovo ruolo assunto dagli enti appartenenti al terzo settore che non si occupano più solo dell’offerta e della gestione dei servizi, svolgendo una funzione prevalentemente operativa, ma partecipano alla programmazione e all’organizzazione del SISS.

Art. 1 comma 5

Alla gestione ed all’offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati […]”

Art. 5 comma 1

“Per favorire l’attuazione del principio di sussidiarietà, gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell’ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, promuovono azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti operanti nel terzo settore […]”

Art. 6 comma 2a

Ai comuni […] spetta, nell’ambito delle risorse disponibili […] l’esercizio delle seguenti attività:

a) programmazione, progettazione, realizzazione del sistema locale dei servizi sociali a rete, indicazione delle priorità e dei settori di innovazione attraverso la concertazione delle risorse umane e finanziarie locali, con il coinvolgimento dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 5″ ( i soggetti all’articolo 1 comma 5 sono esattamente i soggetti appartenenti al privato sociale)

Quest’articolo evidenzia che alla programmazione del SISS e pertanto alla definizione del piano di zona partecipano anche gli enti di privato sociale.

Art. 6 comma 3d

Nell’esercizio delle funzioni di cui ai commi 1 e 2 i comuni provvedono a: 
effettuare forme di consultazione dei soggetti di cui all’articolo 1, commi 5 e 6, per valutare la qualità e l’efficacia dei servizi e formulare proposte ai fini della predisposizione dei programmi”

Le organizzazioni di terzo settore partecipano anche alla valutazione della qualità dei servizi. Si tratta, infatti, di una valutazione partecipata.

Art. 19 comma 1g

I comuni associati […] provvedono […] a definire il piano di zona, che individua:
 le forme di concertazione con l’azienda unità sanitaria locale e con i soggetti di cui all’articolo 1, comma 4″

 Vi sono alcuni aspetti critici che bisogna sottolineare in relazione al tema del terzo settore:

  1. In caso di esternalizzazione di gestione da parte dell’ente locale a un soggetto del privato sociale quest’ultimo rischia di perdere le sue peculiarità e di divenire un semplice sostituto dell’ente pubblico;
  2. Un’eccessiva espansione degli enti di privato sociale può disorientare il cittadino, soprattutto quello più debole.

Riferimenti bibliografici e approfondimenti:

  • Linee guida e procedure di servizio sociale, M. L. Raineri;
  • Assistente sociale domani vol.1, M-L. Raineri;
  • L’assistente sociale, Passera- Bartolomei;
  • Nuovo dizionario di servizio sociale, Campanini;
  • Organizzazione e servizio sociale, Gui;
  • L’assistente sociale, ed. Simone;
  • Il diritto amministrativo dei servizi sociali, Gaboardi;

Buono studio!

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